IL DlBATTITO SUI SIMBOLI

A proposito della svastica e del principe Harry

 

La vicenda è nota. Ma anche se risale ad alcune settimane addietro, credo meriti ancora qualche attenzione. Come tutti i mezzi di informazione hanno segnalato, un membro della Casa Reale inglese, il principe Harry, si è "travestito" da membro del partito nazista, ostentando sul braccio il simbolo della svastica. Negli ambienti del Parlamento Europeo, di fronte a questo episodio scandaloso (ma soprattutto stupido), è corsa l’idea di vietare con apposita legge l’esibizione di quel triste simbolo; un’idea alla quale è seguita quella di due eurodeputati, uno lituano e l’altro ungherese, di vietare anche l’esibizione di simboli del comunismo, come la "falce e martello".
A quel punto il dibattito era aperto: e in esso sono intervenuti intellettuali italiani di gran nome, come Massimo Cacciari e Barbara Spinelli, o stranieri come Tzevan Todorov; e persino un personaggio "storico" come Mikhail Gorbaciov. Non è mia intenzione confrontare e discutere le idee che sono state espresse, ma, come dicevo, qualche considerazione sul tema può ancora essere opportuna.
La svastica, sulla quale dopo la seconda guerra mondiale è caduta la damnatio memoriae, non è un’invenzione dei nazisti, che l’hanno confiscata per l’attrazione che su di essi esercitavano i riti e i simboli esoterici. La "croce uncinata", infatti, risale ad alcuni millenni prima di Cristo, ed è un simbolo magico-religioso che evocava un movimento di rotazione simile a quello del sole, e veniva considerato da alcuni popoli orientali un segno di prosperità.. Il simbolo della "falce e martello" non è nato come proprio del "socialismo reale", ma proponeva quell’unione tra operai e contadini attraverso la quale si aspirava a costruire un mondo libero e giusto.
Tutto ciò è stato dimenticato, e quei simboli sono ormai omogenei ai due regimi totalitari che i popoli europei, sia ad occidente che ad oriente, hanno subito e atrocemente sofferto. Si capisce perciò che la loro esibizione possa anche provocare una reazione di rigetto, essendo l’una – la svastica – il "male assoluto", fine a se stesso; e l’altra – la falce e martello – un male compiuto pensando illusoriamente di giungere, dopo averlo attraversato, al "bene assoluto". Anche se questo li rende diversi, non implica tuttavia una gerarchia di valori (o di dis-valori), né, come è stato detto, l’opportunità di cancellare il primo conservando il secondo.
Se ripensiamo la nostra storia, non è difficile giungere alla conclusione che se si dovessero (o potessero) cancellare tutte le insegne sotto le quali sono state commesse stragi e violenze, ne rimarrebbero ben poche da esporre. E se quelle commesse sotto i simboli del nazismo e del comunismo ci appaiono le più atroci di tutti i tempi, è dovuto al fatto che il livello di civiltà raggiunto dall’Europa nel ventesimo secolo sembrava escludere qualsiasi ritorno di barbarie.
Questa convinzione credo conduca a ritenere poco opportuna, oltre che poco intelligente, la proposta che viene da Bruxelles. Alla quale si può opporre l’argomento di Tzevan Todorov, il noto autore di Memoria del male, tentazione del bene. Il quale ha detto che le proibizioni creano più problemi di quanti non ne risolvano, per cui sarebbe meglio "non fissare nella legge ciò che oggi ci appare politicamente corretto"; ma ha soprattutto dichiarato di temere che per questa via si possa giungere a "una moralizzazione eccessiva della nostra società, il che è opposto alla morale autentica".
L’esibizione – talora sfrontata – di simboli condannati dalla storia per ciò che hanno finito con il significare, è semplicemente un problema di natura etica, non giuridica e nemmeno politica. Personalmente credo che la "coscienza europea" abbia ormai rigettato le ideologie che quei simboli hanno rappresentato: ma se per caso non avesse ancora completato questo processo, non se ne fosse definitivamente liberata, non sarà una legge di un qualsiasi Parlamento, una proibizione "legale", a cancellare ciò che soltanto la "coscienza" può cancellare.

Girolamo Cotroneo

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